Antenna del Campo freudiano di Napoli

Segreteria organizzativa

Tel: 320267 2354
E-mail: antennanapoli@istitutofreudiano.it

Brochure Antenna Napoli a.a. 2021/2022

TEMA DELL’ANNO

Il Seminario. Libro XX “Ancora” di J. Lacan

Iscrizione gratuita

La domanda di ammissione va inviata

PER E-MAIL: antennanapoli@istitutofreudiano.it
ONLINE: www.istitutofreudiano.com

Commissione di coordinamento
ANTONIO DI CIACCIA, Presidente dell’Istituto freudiano
EMILIA CECE, GABRIELE GRISOLIA, ALFONSO LEO, PASQUALE MORMILE, FULVIO SORGE, Coordinatori

Attività

Gli insegnamenti delle sezioni cliniche e delle Antenne del Campo freudiano sono finalizzati alla formazione scientifica di psicoanalisti, psichiatri, psicologi, assistenti sociali, educatori, operatori del campo della salute mentale e di coloro che,  a diverso titolo, desiderino acquisire una formazione nel campo della psicoanalisi. Le attività dell’Antenna di Napoli prevedono un seminario di lettura e commento del testo di Jacques Lacan Il Seminario. Libro XX. Ancora, Einaudi, un seminario di discussione di casi clinici, presentato da docenti dell’Istituto freudiano e un Gruppo di studio con l’obiettivo di sviluppare e approfondire tematiche e nozioni relative alla pratica   clinica attraverso l’uso degli strumenti teorici e concettuali propri della psicoanalisi. sono previste Conferenze tematiche e presentazioni di libri.

Tutte le sezioni cliniche sono dirette da Jacques-Alain Miller, direttore del dipartimento di Psicoanalisi dell’Università di Parigi VIII.

Seminario fondamentale

“Ancora”
Seminario XX – Jacques Lacan

L’importanza, la notorietà, la finezza del pensiero di J. Lacan, le innovazioni portate alla clinica psicoanalitica, fanno di questo testo un piccolo gioiello, un unicum, che avrà riprese importanti nei seminari successivi. Lacan ha per assunto che il rapporto sessuale non esiste, che l’uomo, pur costituendo un universale in ragione del fallo, nell’atto d’amore fa i conti , prima o poi, con la deficienza del suo organo ( Sem. 10 ). Il godimento, per l’uomo, è legato al fantasma, nella sua parte fallica, dal lato cosiddetto maschile, contabile. L’uomo e la donna conservano infatti una loro diversità incolmabile, pur nel rapporto sessuale. Che dunque, a rigore, rapporto non è. L’uomo è attratto e gode del pezzo di corpo della donna. Nella sua inesausta ricerca della donna si manifesta la nostalgia del primo oggetto d’amore, la madre. Ciò che Lacan chiama oggetto “piccolo a”. Oggetto perduto ma nello stesso tempo frammento che resiste ad ogni forma di addomesticamento pulsionale e che orienta fatalmente il desiderio di un uomo. La sessualità maschile è dunque circoscritta, chiusa sull’oggetto, improntata sull’avere, comandata dal fallo.

Il godimento è legato al fantasma, nella sua parte fallica, dal lato cosiddetto maschile, contabile. Occorre esaminare altresì la logica del godimento femminile. Lacan parte dalla logica aristotelica e la modifica per render conto dello specifico femminile. Da un lato, quello del “per tutti”, dell’universale, è la modalità per cui la sessualità femminile si colloca nel registro fallico (desiderio e castrazione) e questo vale per tutti, soggetti alla castrazione e al limite che essa impone. Dall’altro, il femminile o meglio lo specifico femminile — che non corrisponde necessariamente con il femminile biologico — risponde ad un’altra logica, quella del non-tutto, c’è qualcosa che non è tutto soggetto alla logica fallica, alla logica della castrazione e che, proprio per questo, rappresenta l’Altro assoluto. Egli prende in esame , per sostenere la sua tesi, l’ineffabile del godimento dei mistici quando in rapporto con il loro Signore, e ne fa il paradigma di quel godimento altro che caratterizza la donna. La mancanza del fallo non consente di costituire un insieme logico come per l’uomo. Le donne sono una per una, sono pertanto aperte alla possibilità di incontri ineffabili con il loro creatore

La donna non esiste, significa anche che, a differenza degli uomini, di cui si può fare un tutto, a partire dall’eccezione paterna, delle donne non è possibile fare una totalità, questo permette che le donne, son da prendere una per una, se ne può fare una lista … ma non un tutto. “La donna non è tutta” dice Lacan non per indicare un meno, piuttosto un più sul lato del godimento, in quanto non è tutta (o solo) fallica, quindi soggetta alla logica della castrazione. In essa c’è un’estensione sul lato del godimento, che Lacan chiama Altro godimento o godimento supplementare, di cui troviamo delle manifestazioni nell’estasi mistica o nel godimento femminile quando la donna stessa ne è, per così dire, superata.

In questo senso, a differenza di quello che hanno sostenuto le femministe, Lacan rispetta le donne poiché indica che il femminile nella sessualità è totalmente asimmetrico rispetto al maschile (e non ha nulla a che vedere con il materno). Ed è in questa concettualizzazione che elabora il termine “non-tutta”. La donna, infatti, è non-tutta soggetta all’ordine fallico, al significante fallico, vale a dire all’ordine simbolico. Il non-tutto, però, non è esclusivo della donna, esso ha a che vedere con il singolare di un confine”, lo stesso che Tiresia, uomo e donna, ha esplorato.

In effetti, per Lacan il godimento/sessualità femminile è un godimento supplementare, in più… non soggetto ai limiti fallici, e può essere vissuto anche da persone che non sono di sesso femminile, come i mistici (San Giovanni della Croce) o come figure mitiche del femminile (cfr. Medea).

Lacan introduce infine, a logificare il suo detto, le formule della sessuazione.
Il lato “maschile” si definisce come ciò che assume la mancanza dell’Uno attraverso l’esclusione dell’Uno: l’eccezione di un Uno-non-castrato è ciò che, infatti, permette il costituirsi di una classe in cui tutti gli x sono Φx, in cui cioè tutti i membri dell’insieme possiedono la stessa proprietà – ed è esattamente questo che consente di pensarli come tutti, come appartenenti alla medesima classe. Il lato “maschile” è quel modo di articolare la mancanza che funziona nel senso di rendere

pensabile l’identità sessuale.

Il lato “femminile” non è l’altro lato di questa posizione, ma rappresenta, invece, un altro modo possibile di articolare la mancanza dell’Uno, l’impossibilità dell’Uno. La donna aperta alla

possibilità dell’altro godimento, ad esempio il godimento mistico, non si costituisce come un insieme, è sempre non tutta, ha la possibilità di essere posseduta da quel godimento altro, che non è mai quantificabile, il che la rende unica nel senso di una per una. In effetti, come diceva Freud, forse è la poesia o la letteratura che può dirne qualcosa poiché il non-tutto fallico è in rapporto con l’Alterità (il godimento femminile rende la donna altra a se stessa), con centralità dell’amore (anche come amore di Dio), di un Altro che includa la mancanza e il senza limite …. Si manifesta nell’estasi, nella spinta all’abisso. 

Testo di riferimento 
Il Seminario. Libro XX. Ancora (1972-73), di J. Lacan, Einaudi editore

15 gennaio 2022
Docente invitato: EMILIA CECE

26 febbraio 2022
Docente invitato: FULVIO SORGE

12 marzo 2022
Docente invitato: PASQUALE MORMILE

23 aprile 2022
Docente invitato: GABRIELE GRISOLIA

4 giugno 2022
Docente invitato: ALFONSO LEO

Orario: 9:00 – 14:00

INCONTRI ONLINE SU ZOOM

Gruppo di Studio di introduzione a Freud

Analisi terminabile o interminabile
Due sono i temi fondamentali che, per Freud, rendono particolarmente di
fficile la conclusione di un’ analisi. Per la donna “l’invidia del pene” -“aspirazione positiva al possesso di un genitale maschile”- e per l’uomo “la ribellione contro la propria impostazione passiva o femminea nei riguardi di un altro uomo”.Sostanzialmente, in entrambi i casi, “ciò che soggiace alla rimozione è l’elemento del sesso opposto”.Ma si nota anche o sopratutto? il comune rifiuto di “castrazione” e “rifiuto della femminilità” (La conclusione cui arriva Freud conforta anche in questa ultima interpretazione: il paziente fa resistenza, “non consente che si produca alcun mutamento”, fa resistenza a “ricevere” – è il verbo usato da Freud stesso – dall’analista anche la guarigione.Nei confronti di questa decisiva resistenza nei confronti di questo “fattore”, la psicoanalisi si consola della “certezza di avere fornito all’analizzato tutte le possibili sollecitazioni per riesaminare e modificare il suo atteggiamento verso di esso.

Contributi alla psicologia della vita amorosa è uno scritto di Sigmund Freud del 1917, Di grande interesse perché rappresenta la grande difficoltà dell’approccio dell’uomo al pianeta donna. l tabù della verginità è stato un tabù fondamentale dell’ideologia patriarcale. Il corpo della donna doveva preservare la sua integrità fisica a dimostrazione della sua assoluta appartenenza all’uomo al quale si era consegnata. L’illibatezza del corpo coincideva con la sua più totale devozione. In uno scritto dedicato al Il tabù della verginità contenuto in Contributi alla psicologia della vita amorosa (1917), Freud avanza l’ipotesi che dietro ogni tabù, ivi compreso quello della verginità, vi sia l’avvertimento di un intenso pericolo. Quale pericolo in questo caso? Non tanto quello – come sembra per un verso credere lo stesso Freud – di una ritorsione femminile di fronte al maschio usurpatore che le sottrae l’illibatezza, ma quello, come scrive lo stesso Freud, di “un timore aprioristico” degli uomini nei confronti delle donne “basato sul fatto che la donna è diversa dall’uomo, eternamente incomprensibile e misteriosa, strana e perciò apparentemente ostile”. 

Freud su femminilità
Nel pensiero di Freud entrambi i sessi attraversano le prime fasi dello sviluppo libidico in modo analogo. Nella bambina tuttavia, col passaggio dalla fase fallica alla situazione edipica, vi è uno spostamento dell’oggetto amoroso che dalla madre diviene il padre. L’attaccamento al suo primo oggetto libidico, la madre, si rivolge adesso alla figura paterna, producendo, una svalutazione significativa del primo oggetto d’amore, in quanto essa è priva del pene, scoperta che la porterà all’amore verso il padre e a una posizione costitutiva di invidia in quanto egli è portatore dell’organo che a lei manca. Freud definisce questo momento evolutivo come invidia del pene. Nel suo pensiero sono plausibili tre destini possibili, che segneranno le scelte di genere sessuale del soggetto a venire. Il primo consiste in una identificazione piena al sesso maschile costituendo un complesso di mascolinità. Il secondo conduce all’inibizione sessuale e, di conseguenza, a una posizione nevrotica. Il terzo all’accettazione di tale differenza anatomica aprendo il soggetto all’accettazione del proprio sesso. Nell’abbandono della fase fallica la bambina accetta il proprio sesso ma conserva un desiderio che la contraddistingue trovando nel proprio figlio quell’organo che le manca anatomicamente ma che soddisfa pienamente il proprio illimitato desiderio d’amore. Tuttavia S. Freud correggerà la propria lettura in quanto l’ invidia del pene sarà poi l’aspetto irrinunciabile che fa obiezione a una conclusione dell’analisi di una donna.

Testi di riferimento

S. Freud, “Contributi alla psicologia della vita amorosa” 1910-1917, Boringhieri Ed., OSF 6 pp.409-448
S. Freud, “INTRODUZIONE ALLA PSICOANALISI (NUOVA SERIE DI LEZIONI) Lezione 33. La femminilità” 1932, Boringhieri Ed., OSF 11 pp. 219 – 241
S. Freud, “Analisi terminabile e interminabile” 1937, Boringhieri Ed., OSF 11 pp. 499-535

14 gennaio 2022
Docenti invitati: FRANCESCO IMPAGLIAZZO e FULVIO SORGE

25 febbraio 2022
Docenti invitati: LUCIANA MADAIO e FULVIO SORGE

11 marzo 2022
Docente invitato: EMILIA CECE

22 aprile 2022
Docenti invitati: LUCIANA MADAIO e FULVIO SORGE

3 giugno 2022
Docente invitato: PASQUALE MORMILE

Orario: 15:30 – 18:30

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